Libro dell'Anno

Voci di donne-poeta lungo i secoli fra Italia e Armenia


Per quest’anno 2015 in cui ricorre il centenario del genocidio degli armeni, abbiamo scelto voci di donne-poeta dalla tradizione illustre italiana e dalla contemporaneità armena, in memoria del lungo rapporto che il popolo armeno ebbe nei secoli con la penisola italiana e in particolare con Venezia. E nel complesso tessuto letterario nazionale abbiamo seguito un filo apparentemente tenue, ma in realtà assai resistente, che rivela come il côté femminile della cultura, spesso lasciato in ombra, riesca a dare un’immagine più completa e autentica di tutta una civiltà ed infine di tutto il mondo.


Così, lasciandoci guidare dalle parole di Virgina Wolf abbiamo scelto alcune figure del Cinquecento italiano: "Basta entrare in qualunque stanza di qualunque strada per sentirsi sbattere in faccia quella forza estremamente complessa della femminilità. E come potrebbe essere altrimenti? Poiché sono già milioni di anni che le donne stanno sedute in queste stanze, sicché ormai perfino le pareti sono pervase dalla loro forza creativa".


È infatti in questo contesto storico che la donna scrive e si descrive dall’interno della sua stanza, dall’interno del suo ambito, grazie a due avvenimenti culturali di valore straordinario: la consapevolezza del patrimonio umanistico come modello identificativo e l’ampliamento della società letteraria attraverso l’affermazione del volgare e la diffusione della stampa.



  • Curatore:A. Arslan
  • Editore:Biblos Edizioni
  • Formato:Brossura
  • Anno:2015
  • Data di pubblicazione:settembre 2015

Libro dell'anno 2014

Il Ventre di Napoli

Matilde Serao


Spesso considerata, con tono benevolo e sprezzante, "un reportage", il capolavoro della Serao ha la forza della verità che si fa letteratura, del rifiuto per quella "retorichetta a base di golfo e colline fiorite che serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie".
La sua denuncia resta, a un secolo di distanza, di straordinaria attualità: "Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? A che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?".


"Il ventre di Napoli" discende in linea diretta dall'immersione di Hugo nel brulichio dei "Miserabili", dai labirinti indagati da Sue nei "Misteri di Parigi", dall'esasperato realismo del "Ventre di Parigi" di Zola, ma nello stesso tempo proviene dalla più bruciante delle realtà, dall'acquaforte goyesca di Napoli che nessuno prima della Serao aveva forse guardato con tanta intensità, di cui nessuno era riuscito a restituire la stracciona grandezza.


Qui l'inchiesta giornalistica, effettuata all'indomani del colera del 1884, diventa un'esplorazione antropologica in "terrae incognitae" che getta sinistri fasci di luce sullo stato di miseria e di abbandono in cui ristagnano i quartieri della città destinati allo sventramento urbanistico.



  • Curatore: A. Arslan
  • Editore: Biblos Edizioni
  • Formato: Brossura
  • Anno:2014
  • Data di pubblicazione: settembre 2014

Libro dell'anno 2013

La Cacciatora e altri racconti

Ada Negri

IL RACCONTO DEL SILENZIO
Introduzione di Antonia Arslan

“L’unica parola necessaria non la
sa dire che il silenzio”
Ada Negri, L’Indirizzo

Dopo Neera (Monastero e altri racconti), Ada Negri. E non a caso. Lombarde entrambe: serie nel loro lavoro di scrittrici, esercitano con onestà e con un filo di testarda determinazione. Cocciute nel riuscire, leali nel raccontare: soprattutto storie di destini femminili, di infelicità femminili definite nel confronto col grande tema dell’amore, nelle sue inesauribili variazioni d’istinto e di realtà sociale. Di intesa saltuaria e di profondità, alienante estraniazione.
E ad entrambe, lo scrivere novelle appare come la dimensione secondaria, più commerciale dell’arte loro: Neera affida di preferenza il suo messaggio creativo ai grandi romanzi di idee, come l’Indomani o Senio, Ada Negri alla poesia, che le dà notorietà ancora giovanissima con Fatalità (1892), e le procura poi la fama ufficia ledi “poetessa d’Italia” nei decenni successivi, molti onori e un posto all’Accademia d’Italia. Mentre è invece proprio nella misura breve della novella che entrambe ottengono alcuni dei loro risultati più felici e meno appesantiti dalla volontà di “scrivere alla grande” o da mal digerite velleità ideologiche, basandosi su un’esperta sapienza delle risposte pieghe della psicologia femminile e su un’acuta capacità di autoanalisi.
Ma due preziosi documenti rivelano un collegamento più diretto. Sono due lettere di Ada Negri accuratamente conservate da Neera, come l’ideale accettazione di un affinità segreta nel comune lavoro, in nome della profonda esigenza morale sottesa in entrambe al bisogno di scrivere. Nonostante le molte apparenti diversità fra loro che vanno dall’estrazione sociale (di alta tradizione borghese Neera, poplana la Negri) al clamore con cui questa venne presentata come portabandiera di un romantico ideale socialista che l’altra certo non condivideva, è infatti nel segno del “riconoscimento” che la più giovane Negri si riallaccia all’arte di Neera, come appare evidente dalla prima lettera (attentamente sottolineata dalla destinataria), che è di grande interesse per la sua biografia letteraria.
Del maggio 1892, datata ancora da Motta Visconti, vi si coglie il momento magico del passaggio dalla crisalide alla farfalla, per la giovane e anbiziosa maestrina. Fatalità è uscito all’inizio dell’anno e ha fatto scalpore. Di Lei si comincia a parlare, ma è con autentica ammirazione,venata di un candido orgoglio misto a un sfumatura di onesta umiltà, che Ada si rivolge e Neera come a un esempio, una scrittrice che indica la strada, dalla cui opera si può e si deve imparare in nome di una ”verità” artistica in cui “è l’avvenire del romanzo come della poesia”. Naturalmente non è più l averità dei veristi che si chinano sul popolo: Ada sente se stessa come la voce - al femminile - del popolo che approda al linguaggio scritto.



.......

Il successo la trascinò, e i momenti di padronanza espressiva sono nella sua poesia abbastanza rari, come lei stessa intuiva. Riesce invece molto più proprio nella dimensione apparentemente minore delle novelle, sentite come frammenti di un’ideale autobiografia tracciata attraverso una molteplicità di personaggi e di ritratti femminili. Il bisogno di narrare di sé, così scoperto nell’effusione lirica delle poesie, trova nelle prose un argine di oggettività, una robusta mimesi nel reale diversificarsi di tanti destini, in ognuno dei quali riconoscere un frammento di sé e della propria esperienza.



  • Curatore: A. Arslan
  • Editore: Biblos Edizioni
  • Formato: Brossura
  • Anno:2013
  • Pagine: 107
  • ISBN: 9788864480459