Voci di donne-poeta lungo i secoli fra Italia e Armenia


Donne-poeta dalla tradizione illustre italiana e dalla contemporaneità armena, in memoria del lungo rapporto che il popolo armeno ebbe nei secoli con la penisola italiana e in particolare con Venezia.


Veronica Gàmbara

Veronica Gàmbara (Pralboino, Brescia 1485 – Correggio 1550) Nata nel castello di Pratalboino – oggi Pralboino – da nobile famiglia, ricevette un’ottima educazione umanista comprendente lo studio della filosofia, della teologia, del greco e del latino.

Cominciò a scrivere versi da adolescente e con giovanile intraprendenza scrisse un malizioso sonetto a Pietro Bembo, noto maestro della poesia cinquecentesca, in cui gli dichiarava il suo amore pur senza averlo mai visto. Andata in sposa a Giberto, signore di Correggio, si innamorò realmente del marito cui dedicò molti versi raffinati ed eleganti.

Rimasta vedova con due figli piccoli a governare la contea, diede lustro alla sua piccola corte entrando in contatto con i grandi personaggi del tempo: l’imperatore Carlo V, papa Clemente VII, Caterina de’ Medici, Isabella d’Este.

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Gaspara Stampa

Gaspara Stampa (Padova 1523 – Venezia 1544) Nata da famiglia agiata e colta di commercianti che le permise di avere una buona formazione intellettuale: conobbe il latino e forse il greco, fece studi di grammatica e di retorica, fu educata al canto e al suono del liuto. Alla morte del padre con la madre e i due fratelli si trasferì a Venezia dove visse fino alla morte.

Tenne un salotto intellettuale molto frequentato. Non si sa con certezza se fosse fra le cortigiane, cioè una figura di confine tra due ruoli riconosciuti nella società: la donna “onesta”, madre sposa o figlia e la meretrice, donna sola.

Nel suo canzoniere Rime d’amore, pubblicato postumo, infatti canta in 311 componimenti il suo disperato amore per il conte Collaltino di Collalto, guardando al modello formale di Petrarca, ma con un nuovo concetto di virtù il cui valore viene a identificarsi con la disponibilità ad amare e con la fedeltà alle leggi dell’amore.

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Veronica Franco

Veronica Franco (Venezia 1546 – 1591) Cortigiana di professione per volontà materna, a diciotto anni si sposò con il medico Paolo Panizza da cui ebbe due figli.
Nel 1580 subì un processo per stregoneria intentatole dal Sant’Uffizio, mentre nel 1574 era stata scelta come accompagnatrice di Enrico III di Valois durante il suo soggiorno a Venezia, festeggiato come futuro re di Francia.

La realtà del suo status, riconosciuto nella buona civiltà di quel secolo, emerge dalla sua produzione letteraria – sia dalle poesie spontanee e vivaci sia dalle limpide lettere – attraverso la consapevolezza del valore dell’universo femminile e di tutte le sue connotazioni.

Oltre a celebrare quanto le prostitute hanno «di buono, / quanto di grazïoso e di gentile», procede anche a difendere tutte le donne offese dalla tracotanza maschile.

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Moderata Fonte

Moderata Fonte (Venezia 1555 – 1592) Il suo vero nome fu Modesta Pozzo. Appartenente ad una famiglia di “cittadini originari” veneziani, rimase orfana di entrambi i genitori in tenerissima età.
Ricevette una buona educazione e venne avviata agli studi della poesia e della musica sotto lo sguardo vigile dello zio Nicolò Doglioni che l’accolse in casa sua e la incoraggiò nel suo piacere intellettuale di “ragionar co’ libri”.

Dall’assidua lettura dei poeti presi come maestri nell’acquisizione del codice linguistico volgare, trasse anche la forza morale per comporre un dialogo in cui, rivolgendosi alle donne, ne illustra il merito passato e ne sostiene quello presente.

L’opera, Il merito delle donne, fu pubblicata postuma nel 1600, perché l’autrice dopo aver spostao Filippo de’ Zorzi, morì a trentasette anni dando alla luce il quarto figlio.

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Angela Veronese

Angela Veronese (Biadene 1778 – Padova 1847) Nota anche con l’epiteto “pastorella di Treviso”, visse la prima infanzia in una casupola posta alle pendici del bosco del Montello.

Questo luogo sviluppò subito nel suo animo un forte sentimento della natura, che si approfondì grazie ai continui trasferimenti del padre giardiniere nelle varie ville di campagna del patriziato veneto.

Frequentando i salotti di Isabella Teotochi Albrizzi e della contessa Spineda ebbe modo di conoscere molti personaggi e letterati illustri, tra i quali furono molto celebrate le sue pastorellerie, che firmò con il nome che aveva assunto in Arcadia.
Tuttavia non conquistò una dignitosa autonomia letteraria, ma passate le illusioni arcadiche dei primi intensi anni, tornò alla sua dimensione sociale e finì per sposare rassegnata un cocchiere.
Molto interessante la sua autobiografia.

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Vittoria Aganoor

Vittoria Aganoor (Padova 1855- Roma 1910) Nata da famiglia armena, trascorse la giovinezza tra Padova, Napoli e Venezia, città che ebbe molto cara per la presenza dei padri mechitaristi dell’Isola di San Lazzaro, con i quali mantenne per lunghi anni vivaci rapporti epistolari.

Sebbene precoce nello scrivere, conforme al suo carattere riservato pubblicò solo a quarantacinque anni la sua prima raccolta di versi Leggenda eterna, in cui predomina la poesia d’argomento amoroso-sentimentale.

Con il secondo libro, Nuove liriche, del 1908, emerse un certo eclettismo sensibile al disagio esistenziale del primo novecento, ricco di accenti malinconici e riflessivi.

La sua morte, giunta improvvisa in seguito a un’operazione, gettò nello sconforto il marito, Guido Popmilj, nobile sposato nel 1901, che si suicidò il giorno dopo.

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Marine Petrossian

Marine Petrossian (Armenia, Erevan 1960) Poetessa, traduttrice e saggista molto nota al pubblico armeno per i suoi scritti e le apparizioni in TV.

Ha iniziato a scrivere poesie a scuola ma solo nel 1987, a ventisette anni, le ha portate a un editore che le pubblicò su Garoun, la più importante rivista letteraria nell’Armenia sovietica.
Poesie, primo libro è uscito a Erevan nel 1993 ed è stato tradotto e pubblicato in Francia nel 1995 da Editions Comp’Act col titolo J’apporterai des pierres, riscuotendo recensioni favorevoli, tra cui anche una su Le Monde.

Da allora ha pubblicato quattro volumi di poesia e il saggio Antipoesia, o quando il poeta non cerca un alibi che ha suscitato intense discussioni nei circoli letterari armeni, asserendo che la tendenza principale nella poesia armena contemporanea è la poesia che non sembra poesia.

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Rosa Hovhannisyan

Rosa Hovhannisyan (Armenia, Gyumri 1961) Si è laureata nella Facoltà di Filologia dell’Università Statale di Erevan. Dal 1983 al 1985 ha studiato presso la facoltà di storia dell’arte della medesima Università, laureandosi in storia dell’arte.

Nel 1996 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Ritratti su sfondo nero, che le ha valso il premio letterario Daniel Varujan.

Dal 2001 è membro dell’Unione degli scrittori d’Armenia e redattore capo del giornale Eghegan pogh. Lavora a Gyumri come insegnante e svolge diverse attività di ricerca in campo letterario.

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Sona Antonyan (Armenia, Gyumri 1967) Durante gli studi universitari in psicologia, ha iniziato la collaborazione con l’emittente televisiva Shirak, dove attualmente lavora.
La sua precoce passione per la poesia e la letteratura sono testimoniate dalle numerose pubblicazioni apparse su quotidiani e riviste in Armenia, in Libano e negli Usa.

Nel 1998, con la raccolta Mattino, ha vinto il premio Daniel Varujan dell’Unione degli scrittori e dell’Associazioni Amici della letteratura armena e, nel 2001, la sua composizione Resta lontano ha ricevuto il premio Sepuh Sargsian della rivista Hamaynapatker (Los Angeles).